13 – SCRITTI SGRAFFIGNATI – parte XIII

SCRITTI SGRAFFIGNATI

 

Ovvero:

 

“non tutti i ladri rubano polli, ma il mondo è pieno di polli che si fanno derubare” 

* 

PARTE XIII  

* 

Da: “ALLA RICERCA DELLA GRAND-MERE 

 

Fine di RePrimo

(Prima stesura 2001)

 

 

 

        Ancora una volta, il popolo di Ghiacciornia sembrò dover subire l’oltraggio e la sofferenza della repressione. Ma, ormai, stufo di dittatori, colonnelli, sovrani, guerre, e tutto quanto di terribile questi soggetti portano con sé e infliggono alla gente (ma anche e più di ogni altra cosa preso dai morsi della fame) accadde che, invece di rintanarsi nelle case come ordinato, si riunì compatto nella piazza e per le vie e, armato di qualunque cosa potesse offendere, prese a rumoreggiare e poi a menar mazzate ai birri. E questi, presi di sorpresa, è vero, ma soprattutto capita l’antifona, senza aspettare i salmi e tutto il resto, vista l’aria che tirava, pensarono bene fosse giunto il momento di squagliarsela. E poi la massa entrò nel palazzo; salì al piano dove si trovavano RePrimo ormai agonizzante e tutti i suoi “succedanei” e, non importa che fossero in divisa bianca o blu, come sempre accade in queste circostanze, ne fece scempio, e il palazzo fu spogliato.  

Il popolo andava e veniva con le braccia piene d’ogni cosa: chi prendeva una sedia, chi un servizio di piatti, chi manciate di gioielli e chi preziosi quadri o stole d’ermellino; ma quando nelle cantine furono rinvenuti i depositi alimentari, allora, immantinente, lasciò tutto e lì si riversò, come un fiume inghiottito da una forra. Là sotto, in enormi lindi stanzoni scavati nel ghiaccio, suddivise ordinatamente per qualità e riposte su ripiani e scansie olezzanti, v’erano sostanze per tutti, e per un anno almeno.  

Dopo un primo smarrimento, davanti a quel paese di cuccagna, la gente si fece coraggio, e, mossi i primi passi con riguardo e devozione, alfine, rotti gli indugi, si diresse incontenibile e disordinata verso il ben di Dio, buttandosi su quanto potesse subito arraffare e ficcare sotto i denti. E siccome in basso v’erano lo scatolame, le bottiglie e le provviste della pasta cruda, mentre caciocavalli, salcicce, prosciutti e salami d’ogni genere e misura erano appesi a lunghe travi e penzolavano immobili dal soffitto, che si doveva allungarsi un po’ per poterli cogliere, tutti, chi più chi meno, si misero a saltellare con le mani protese verso l’alto e a staccare le delizie ,come cogliessero l’uva da una pergola il mese di settembre. I più piccoli, i più corti, e alcuni nani, invece, ché non v’erano scale né altri accorgimenti, dopo grandi ma inutili balzi per arrivare a quelle squisitezze, infine pensarono bene di accordarsi; e, saliti gli uni sulle spalle degli altri, che due mezzi, in fondo, fanno sempre uno, poterono partecipare anch’essi a quella provvida vendemmia.  

 

Si abbuffarono tutti a crepapelle per giorni e giorni e furono consumate cento tonnellate di sostanze e trecento ettolitri di vino, in pratica tutta la riserva di RePrimo, il quale giaceva, ahimè, morto ed insepolto, ancora dove l’avevano accoppato.

I miseri resti del re-chirurgo-dittator-tiranno furono esposti per qualche giorno; poi venne portato alla medicina legale, dove gli fecero tutte quelle cose d’obbligo in questi casi.  

Fu così che, taglia di qua e taglia di là, gli scoprirono un coso, nell’orecchio interno; come si chiama… una pulce… sì: la pulce nell’orecchio, che trasmetteva ancora un repertorio delle peggiori deprimenti canzoni napoletane e delle più sciocche e insulse operette, nonché, dei più beceri e triviali cori di montagna. I medici si guardarono in faccia tra loro, e a nessuno venne in mente, o non vollero ricordare, di un lievissimo intervento per togliere il cerume all’orecchio dell’augusto, eseguito non molto tempo addietro. Così, ricucirono il tutto, gli misero un cartello all’alluce del piede con il nome scritto a biro, e lo fecero mettere insieme a tutti gli altri morti di Ghiacciornia.  

***

 

Piaciuto? Ora, quante e quali, pensate voi, possano essere le circostanze citate, mediante le quali un uomo si riempia di eruzioni ed altre fantasticherie, al solo sentire l’intonazione di “O sole mio” o di altre canzoni napoletane? Certamente, come penso io, nessuna. È una invenzione romanzesca, che non trova alcun riscontro nella realtà. Un mio amico medico mi ha confermato essere una sciocchezza. Eppure…

Eppure un, non so se definirlo eminente, perché di eminenze non ne conosco, un, diciamo sedicente, eminente scienziato americano, psichiatra o psicologo, (che altro se no!) non molto tempo dopo la stesura della narrazione, e del brano sopracitato del mio amico Opal Romanioli, redatto nei primi anni del duemila, se ne esce, – la notizia è pubblicata da “Venerdì di Repubblica” nel dicembre 2007, se non erro, – con la trovata, “scientifica”, secondo cui le canzoni napoletane, e chissà perché, poi solo quelle o quelle più di altre, sarebbero responsabili di una strana sindrome, che provocherebbe strani effetti collaterali agli ascoltatori, quali rigonfiamenti, polluzioni, eruzioni cutanee ed ulteriori incredibili ed inverosimili malesseri, accettabili nella finzione della realtà romanzesca, ma punto e stop. Eppure la cosa ha avuto rilevanza tale da scavalcare l’Oceano e giungere fino a noi, dove non basta quante e quali americanate ci dobbiamo sorbire da mane a sera tutti i santi giorni. Come sia giunto a tali conclusioni l’eminente scienziato americano è un vero rebus. Certo solo è, ed è dimostrabile, che le suddette conclusioni sono giunte almeno tre o quattro anni dopo la stesura del lavoro del mio amico Opal Romanioli e quindi dopo che il medesimo lo ebbe inviato almeno ad un paio di editori. Il seguente scritto-annotazione riporta le perplessità e l’irritazione che assalirono il Romanioli non appena ebbe notizia dell’evento. Eccovelo tale e quale è stato scritto. La data esatta è il 7-12- 2007:  

«Questo è un file di prova. Oggi ho letto sul venerdì di repubblica che un certo *** ha scritto un libro dove parla di gente che ha una forma di iper sensibilità alla musica e cita, lo ***, il caso di una paziente allergica alle canzoni napoletane. Sono piuttosto incazzato perché mi pare proprio che il mio pc sia sotto controllo e non da poco. La coincidenza infatti è impossibile che sia casuale. Penso che dovrei fare qualcosa per proteggermi ma non so proprio cosa fare. Quando uscirà il libro di questo*** potrebbe vanificare, se non rendermi addirittura colpevole di plagio, il mio scritto. E non è la prima volta che accade. Ora per fortuna sono riuscito ad istallare il nuovo “office” con cui sto scrivendo questo brano. Se mi riuscirà anche di importare i vecchi file mi sarò liberato dalla schiavitù del vecchio pc che pare decisamente inquinato da un qualche virus. Oggi gli ho istallato un anti virus che sta ancora girando e non so per quanto ne avrà ancora. Se questo file funziona… sono proprio contento! Adesso salvo e poi vediamo!»  

Stranezze e strane combinazioni, coincidenze, che caratterizzano e perseguitano, fin dal suo esordio, la “carriera di scrittore” del mio amico. La più recente è questa, legata al racconto che segue, scritto nel 2014. State a sentire.    

***

  Alla prossima puntata

Ciao a tutti con simpatia   Paolo    

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