12 – SCRITTI SGRAFFIGNATI – parte XII

 

 

SCRITTI SGRAFFIGNATI

 

Ovvero:

 

“non tutti i ladri rubano polli, ma il mondo è pieno di polli che si fanno derubare”

 

*

 

PARTE XII 

 

*

 

Da: “ALLA RICERCA DELLA GRAND-MERE 

 

Fine di RePrimo

(Prima stesura 2001)

 

 

“…la storia del passato ormai ce l’ha insegnato che un popolo affamato fa la rivoluzion…”

 

Quanta, quanta saggezza in questa vecchia canzonetta! Eh, sì, dicono proprio bene quei versi: al popolo tutto puoi togliere, pace giustizia e libertà, ma alla sua pancia no, a quella non puoi far mancare il dovuto conforto.

 

Fu così che una mattina come le altre, mentre si stava facendo da sé la barba, giacché come tutti i tiranni anch’egli aveva il terrore del barbiere, la mano ferma di RePrimo fu scossa da un leggero, quasi impercettibile sussulto, un tremito involontario che gli causò una lievissima perdita di controllo del rasoio; e da ciò, proprio lui, un piccolo taglio. Nessun altro povero mortale avrebbe dedicato maggior pensiero all’episodio, se non quello dovuto al bruciore, fatto seguire probabilmente da una parolaccia più o meno volgare a seconda dell’educazione. Per lui, invece, non fu così. Egli si domandò perché. Volle capire a cosa imputare quella momentanea perdita del controllo della sua mano. All’uomo comune sono concessi il cedimento della mano e la disattenzione, cui capitano, così, semplicemente; ma al tiranno, ad un tiranno speciale com’era lui, questo no, non doveva e non poteva accadere senza un preciso motivo. Doveva esserci un perché.

In cerca di spiegazioni, non dormì quella notte, né tanto meno quella appresso e quell’altra ancora, ed evitò di sbarbarsi per tre giorni; inutilmente. Benché, un certo ronzio… Poi, deciso ad auto-convincersi che si era trattato di un banalissimo incidente, il quarto giorno ritornò davanti allo specchio. E lì si ripeté il prodigio.  

La sua mano preziosa tremò ancora e si versò ancora un poco del suo sangue regale. Una vampata improvvisa di calore allora lo investe, e, in preda all’ansia e a uno strano turbamento, si affaccia alla finestra per respirare.

 La piazza sotto di lui, lucida come uno specchio, riflette un raggio di sole filtrato dalla volta. Colto in pieno viso deve chiudere gli occhi. Un lampo e una mezza visione. Egli vede. Intravede qualcosa di indistinto, ma non capisce bene cosa. Però avverte qualcosa di insolito. E un nero sospetto sfiora la sua mente. Ed ha paura.

Così, dopo un attimo di concentrazione, fa un ampio respiro, una, anzi, due, tre volte di seguito; quindi, aggrotta le sopracciglia, dilata le narici e, buttatosi a capofitto per le scale del suo ricchissimo palazzo, esce all’aperto in cerca di qualcosa che lui solo sa.  

Rovista con foga ogni angolo della piazza. Rovescia a calci le cianfrusaglie di un povero ambulante. Prende per gli stracci un attonito passante. Solleva il coperchio di un tombino. Poi, come un automa impazzito, raggiunge e fruga tra le gonne dell’accattona seduta all’angolo della strada… Ahi! no! Questo non doveva farlo! Si ritrae. Troppo tardi. Lei profferisce incomprensibili parole, facendosi più volte il segno della croce; gli indirizza strani segni e, ratta, si allontana. Egli intuisce: un anatema! Un maleficio! Ahimè, gramo presagio: ha offeso la stregaccia! 

 «Dannazione, proprio qui doveva stare!» pensa tra sé e sé. «Maledetta! Maledetta! E io, sciocco…» Ma che può fare adesso? Tornare indietro? Chiederle perdono? No, è tardi, troppo tardi e lei è già scomparsa, e poi i tiranni non chiedono perdono, si trattasse pure di Megera! Improvvisamente, però, lancia un urlo, solleva gli occhi al cielo e si porta le mani contro le orecchie. Un male fulmineo? No, si tappa le orecchie come per non sentire… ma cosa? La piazza si è fatta vuota e silenziosa. Non un gesto, non un rumore. Cosa c’è da non sentire? «Dove sei?» urla, «esci allo scoperto… maledetto… maledetto» sbraita, girandosi intorno come folle. Nessuno! Resta in attesa di una risposta che non arriva. I suoi occhi spersi nello spazio deserto cercano invano uno sguardo amico. Nessuno! Nessuno vuole. Nessuno può. Nessuno ha il coraggio. Allora cade in ginocchio con la testa ripiegata tra le spalle, e sbava in terra come una lumaca. Dov’è finito il grande dittatore: cosa ne resta? Dietro le finestre, gli sguardi attoniti di quanti hanno spiato quel fare disperato. Presto lo raggiungono i suoi servi che lo riportano a palazzo.

 

«Trovatemelo!» va ripetendo come in preda ad una allucinazione, mentre lo sorreggono: «Trovatemelo e vi faccio ricchi!» Ma cosa?

I servi si guardano l’un l’altro stupiti mentre il sovrano-dittatore, fiacco, rintontito, ormai l’ombra di sé stesso, continua, ora con tono aspro e imperativo ora con voce implorante, a ripetere: «Trovatemelo! Trovatemelo! Non lo sentite? Non può essere lontano! Fatelo tacere!»

 

Riportato a palazzo, dopo un consulto dei suoi medici curanti, gli fu dato un brodino di pollo fatto coi dadi e fu messo a letto, con la buona infallibile raccomandazione di non prendere freddo.

Non si accorsero i luminari, e sì che sarebbe bastato scoprirgli il ventre, che il sovrano si stava riempiendo di macchioline rosse come il culo di una scimmia. 

Ad un secondo consulto, quando oramai le macchioline lo avevano completamente ricoperto sino all’attaccatura dei capelli, i medici si convinsero trattarsi di morbillo, anzi no, di varicella, scarlattina o forse orchite, sì proprio quella, non poteva essere altro, ché gli si erano gonfiati i pendagli e il basso ventre, pur non potendo escludere a priori, né vaiolo, né orecchioni e né tanto meno la pellagra o il varicocele. E come erano convinti della diagnosi, così erano, anzi lo erano di più, molto di più, della cura e del rimedio, che andavano ripetendosi tra loro assiduamente e senza esitazioni nell’ambito di lunghi e travagliati consulti, e che ora, mi si perdoni il maccheronico latino, riporto pari pari come l’ho sentito, o come me l’hanno raccontato:  

«Operanda sunt!» «Sì certo, sine ulla dubitatione: operanda, resecanda sunt testicula!»  

Intanto RePrimo era caduto in un torpore, una specie di dormiveglia quasi incosciente, e, ignaro di quanto lo aspettasse, di quando in quando sussurrava come in preda ad un’allucinazione: «Trovatelo. Spegnetelo. Lo sento, lo sento, spegnetelo!» e si contorceva, si tappava le orecchie con le mani o metteva la testa sotto il cuscino, poverello.

Ma ancora una volta, la scienza medica, sorda e incapace di interpretare quelle invocazioni, come un cataclisma si abbatté su di lui e diede corso ai suoi eventi ineluttabilmente inarrestabili. Così, dopo un ultimo breve ma inderogabile consulto, appurato che non fossero né otite né orecchioni né quantomeno scarlattina o indigestione, i luminari propesero all’unanimità per l’operazione, e, in quattro e quattr’otto, il meschino si ritrovò alleggerito dell’ormai inutile zavorra.

E poi dicono… Ma, chi di bisturi ferisce…

 

Con la perdita degli attributi, RePrimo si calmò; diventò mansueto. Solo di tanto in tanto bisbigliava trafelato che lui sentiva, e implorava che spegnessero, non si capiva bene cosa.

Dopo alcune settimane di convalescenza, in cui non parve affatto migliorare, al nostro sovrano-dittatore, ritenuto ormai incapace di intendere e di volere, fu predisposta la successione, giudicandone ormai prossima la fine.

 

Fu così che il mattino del *** il popolo di Ghiacciornia fu risvegliato dai rumori tipici del golpe. Camionette che vanno e vengono. Radio e messedarequiem. Inni e canzonacce da squadristi. Raffiche. Grida. Intimazioni. Ordini secchi come spari. Pianti. Fuggi fuggi. Camionette sui marciapiedi. Battere di tacchi. Il fermo dei soliti sospetti. L’arresto dei soliti comunisti. L’esecuzione di un anarchico impenitente. Altoparlanti e coprifuoco. E, infine, alla TV, il solito gruppetto, la solita triade di colonnelli blu tutto medaglie, con quello bianco e immacolato (la funzione del colore non è di trascurabile importanza) che legge proclami in nome del popolo sovrano e che sospende le garanzie della solita immancabile, ma inesistente Costituzione! 

«Il nostro beneamato RePrimo è rimasto vittima di un attentato ordito e attuato da forze terroriste ostili e contrarie alla libertà e alla democrazia del nostro paese. I responsabili verranno individuati e subito giusti… giudicati e puniti per il loro atto criminale.

«Il gravissimo momento esige la temporanea sospensione di tutte le garanzie costituzionali e l’attuazione di misure restrittive della libertà personale fino a nuovo ordine. Viva la Patria! Viva RePrimo!»

 

***

 

Grazie per l’attenzione

Alla prossima puntata

Ciao a tutti

Paolo

 

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